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PULLIN, visto dal suo creatore
1/ Com’era PULLIN agli inizi e qual è stata l'accoglienza dei clienti di fronte al vostro concetto di underwear grafico e innovativo?
All'inizio dell'avventura, PULLIN somigliava a una start-up classica degli anni 2000: un garage, cartoni accumulati in casa e lavoro, molto lavoro. Bisogna ammettere che vendere un paio di boxer con fragole o motivi camouflage non è esattamente la cosa più semplice. È stato necessario restare determinati di fronte alle risate e al sostegno inesistente delle banche. I primi clienti hanno scoperto la nostra qualità, la solidità dei nostri prodotti e soprattutto il loro comfort. In seguito, e molto velocemente, gli ambassador, la televisione e gli eventi hanno dato il via alla storia.
2/ Come definite il DNA di PULLIN e quali sono i suoi valori? Come mantenete l'equilibrio tra creatività e performance tecnica?
È un brand lifestyle premium con un DNA legato alle sue radici, al movimento, alla musica; un marchio del Sud-Ovest, vicino all'oceano e alle montagne. La creatività permette di trasmettere un messaggio, una visione, ma deve necessariamente accompagnarsi a comfort, qualità e autenticità. È questa la nostra forza fin dall'inizio: mescolare tutti questi criteri per esprimere i nostri valori attraverso le nostre creazioni.
3/ Come avvengono le vostre scelte (nuovi prodotti, nuovi negozi...)?
PULLIN è costruita su viaggi, scoperte e incontri. Non guardo mai i quaderni di tendenze, analizzo le mode passate e attuali per creare il nostro stile con i nostri materiali. Utilizzo tutto ciò che nutre il mio sguardo: un'architettura, un abbinamento di colori, una foto, una musica, l'allestimento di una boutique. Amo passeggiare per le strade di New York, Londra, Milano... e osservare gli outfit, chi indossa cosa, come, gli abbinamenti di stili insoliti. Per la scelta delle location dei negozi, scelgo solo luoghi coerenti con il brand, luoghi in cui siamo legittimi, dove mi piace stare e che mi mettono in discussione, che mi fanno uscire dalla mia zona di comfort.
4/ Qual è stato il momento di svolta nella storia di PULLIN e quali sono le sfide che state incontrando?
L’apertura della nostra boutique a New York nel 2007, al 252 di Elizabeth Street. Un sogno che pensavo inaccessibile si stava concretizzando per un marchio creato in un garage di Hossegor, molto lontano dalla follia stimolante di New York. Eravamo entrati in un’altra dimensione, un nuovo spazio-tempo.
5/ Date importanza al Made in Europe. Che sguardo rivolgete al futuro del tessile di fronte alle sfide ecologiche?
L’industria tessile non sarà mai totalmente eco-responsabile, questa è la realtà. Tuttavia, si può costruire un modello economico differente con maggiore coerenza per la nostra salute e quella del nostro pianeta. È quello che facciamo da PULLIN. Sono 25 anni che lavoriamo con laboratori in Portogallo, a filiera corta per il 90% dei nostri prodotti. Non è solo una questione di etica, ma anche di lealtà verso queste aziende familiari dal know-how eccezionale con le quali lavoriamo fin dall'inizio; condividiamo gli stessi valori. La fast-fashion e il mass market non mi interessano; non li so fare, non fanno parte della mia identità. Sono agli antipodi dei fondamenti di un commercio equilibrato e rispettoso, l’opposto anche della mia concezione della creatività e del rigore nel lavoro che ho acquisito durante la mia formazione da ingegnere.
6/ Come gestite la fedeltà dei vostri clienti, alcuni dei quali indossano PULLIN da 25 anni?
Bisogna rimettersi costantemente in discussione, rinnovarsi e correre dei rischi. I clienti sono fedeli a un marchio che li rispetta essendo trasparente e mantenendo la qualità che apprezzano. Bisogna anche sorprenderli pur conservando i loro punti di riferimento, affinché continuino a identificarsi. Per non perdere mai il contatto con la clientela, cerco di passare del tempo nelle mie boutique per ascoltare, scambiare opinioni e osservare, in incognito.
7/ Il 2025 segna il ritorno della collezione donna. Chi è la donna Pull in?
La sensualità, il carattere, la forza… lei è la donna ideale dell’uomo PULLIN, il suo alter ego. La donna PULLIN è elegante e disinvolta, una donna fiera della sua terra d’origine, il Sud-Ovest. I prodotti sono sensuali pur essendo comodi; questa esigenza di comfort è acuta. I nostri partner portoghesi hanno, anche in questo caso, saputo creare perfettamente prodotti dalle silhouette curate, dai materiali piacevoli (lyocell) e nobili (pizzi tessuti in Francia).
8/ Come riesce a restare ispirato dopo tanti anni?
Lavoro tutto il tempo, osservo, imparo, adatto ciò che mi piace e ciò che scopro per far evolvere PULLIN. Sono una persona appassionata, di larghe vedute ma selettiva, perché odio perdere tempo. Penso che la mia curiosità intellettuale mi permetta di centralizzare diverse fonti creative per costruire il marchio. Di fatto, sono costantemente all'erta. Paragono la moda alla matematica, a una partita a scacchi. Avanzo con le mie idee e i miei progetti prevedendo le opzioni successive di fronte ai potenziali ostacoli. E sono ben accompagnato: mia moglie Christelle mi aiuta a indirizzare la mia energia dove è necessario, mi fa reagire quando serve. Mio figlio Louis, che è al quinto anno di economia, mette la sua giovinezza e le esperienze acquisite all'estero al servizio di PULLIN, ancorandolo alla modernità. Lavoro di squadra.
9/ Qual è il suo modello o fonte di ispirazione? Quale prodotto PULLIN preferisce indossare quotidianamente? Qual è il suo ricordo imprenditoriale più bello?
Non ho un modello nella moda, sono ammirato da certi percorsi, da certe facoltà, da certe persone fuori dal comune. Il mio socio Jacques Veyrat mi ispira molto: la sua vertiginosa rapidità di comprensione e la sua analisi strategica sagace mi sorprendono sempre. Va veloce, molto veloce.
Sono un fan del nostro pantalone, il Dening. Mi piace tutto di questo prodotto: il taglio, che permette di creare silhouette varie, le numerose colorazioni e il suo comfort, che mi permette di indossarlo in modo casual o più raffinato.
Il mio ricordo imprenditoriale più bello resterà il mio primo ordine effettuato con una boutique locale. Il mio primo cliente, il mio primo buono d'ordine firmato; lì mi sono detto che c'era qualcosa, che avevo trovato la mia strada professionale e che da quel momento le cose serie iniziavano… L'avventura PULLIN era appena iniziata!
10/ Quali sono i suoi progetti per il marchio? Che aspetto avrà PULLIN tra 5 o 10 anni? Ha voglia di avventurarsi su altri terreni (nuove gamme, altri settori...)?
Voglio mantenere il marchio sulla giusta traiettoria, conservare questa base solida e sana, il suo DNA e la sua creatività. PULLIN evolve con il suo tempo, deve trovare l'equilibrio tra la protezione del suo radicamento, dei suoi valori, delle sue origini pur mettendo il passo al ritmo della modernità. Avanziamo serenamente verso nuovi mercati, nuovi progetti con nuovi strumenti. Vedere vivere e crescere questo marchio di Hossegor attraverso il tempo e nel mondo, è una bella sfida, no?